
Terremoto Real Aversa: Campilongo si dimette, ma è “tregua” fino a lunedì. Spogliatoio spaccato e toto-allenatore
5 Novembre 2026Si tinge sempre più di giallo la fine del rapporto tra Salvatore Campilongo e il Real Aversa 1925. Quella che doveva essere la stagione del consolidamento si è trovata, nel giro di pochi giorni, davanti a un bivio inaspettato. Le dimissioni del tecnico napoletano hanno aperto una fase delicata, e la tanto attesa conferenza stampa di venerdì del presidente Angelo Tinto, pur ricca di spunti positivi per il futuro, ha lasciato noi tifosi con la sensazione che non tutto sia stato detto.
Andiamo con ordine. Per giorni la società si è chiusa nel silenzio dopo il faccia a faccia di mercoledì con l’allenatore, mentre Campilongo – ormai separato in casa – sceglieva la via del riserbo. Poi, il numero uno normanno ha rotto il silenzio: «Tengo molto al mister ma devo accettare le sue dimissioni. Ci ha provato due volte, martedì e mercoledì. Ho tentato di farlo desistere, ma era convinto». Una ricostruzione cronologica chiara, che dimostra come la proprietà abbia tentato fino all’ultimo di mediare e salvare la guida tecnica.
Proprio in questo spazio, nell’ultimo editoriale dal titolo emblematico “Real Aversa, è già tempo di processi: tra spogliatoio spaccato, scontento della piazza e il fantasma dell’esonero”, è stato analizzato il momento no della squadra. In quel pezzo è stato messo a nudo le crepe del gruppo, ipotizzando una rottura nei rapporti tra la guida tecnica e lo spogliatoio, acuita dalle continue uscite pubbliche del mister in cui metteva i singoli sulla gratigola.Un’analisi che anticipava nei fatti ciò che poi si è clamorosamente verificato con le dimissioni del tecnico, ma che non è affatto piaciuta ai vertici societari. Subito dopo la pubblicazione di quell’editoriale, infatti, il Real Aversa ha voluto esprimere tutto il proprio forte disappunto contattando la nostra redazione per manifestare la propria contrarietà a quella lettura degli eventi.
Prendiamo responsabilmente atto delle smentite e della reazione piccata della dirigenza, comprensibile nel tentativo di fare scudo attorno al gruppo in un momento di forte tensione. Lo stesso presidente Tinto in conferenza ha poi rincarato la dose, liquidando la tesi delle frizioni interne con i “senatori” come semplici chiacchiere. Resta però un dato oggettivo: un allenatore del carisma e dell’esperienza di Campilongo non si dimette due volte in ventiquattr’ore se il giocattolo non si è rotto dall’interno. Su questo specifico aspetto, la conferenza stampa del patron non è riuscita a essere completamente trasparente, lasciando quella nebbia che una piazza innamorata come la nostra avrebbe preferito vedere diradata con totale franchezza.
C’è poi un altro elemento emerso nei giorni scorsi che merita una riflessione profonda, e che avevamo già sollevato: la gestione dei canali social ufficiali del club, dove molti commenti di dissenso legittimo da parte della tifoseria sono “miracolosamente” spariti con un click. Invitiamo il presidente Tinto a riflettere con attenzione su questa scelta: un futuro solido insieme alla città non si costruisce togliendo la voce ai tifosi che esprimono la propria passione, anche quando questa si manifesta attraverso la critica. Il dissenso di chi ama questi colori non va censurato o nascosto, ma ascoltato e affrontato con la trasparenza e con i risultati.
Le parole d’elogio che il patron ha voluto comunque spendere verso tutti i tesserati – definendo i calciatori “i migliori della categoria”, Campilongo “tra i migliori” e il ds Livio Scuotto “tra i più bravi della Serie D” – finiscono per creare un piccolo corto circuito.
Caro presidente Tinto, accetti la nostra riflessione come un sincero atto d’amore verso questi colori: se ogni singola componente rappresenta l’eccellenza assoluta, come si spiega questa improvvisa tempesta?
I tifosi, che anche domenica scorsa hanno sfidato il diluvio di Ischia seguendo la squadra contro il Forio, vivono di passioni e di riscontri del campo. Nelle prime dieci giornate, le prestazioni opache (se non imbarazzanti come quelle contro la Fidelis Andria) hanno inevitabilmente acceso il dibattito.
Il ds Scuotto è finito sul banco degli imputati per aver puntato su elementi d’esperienza che avrebbero dovuto far compiere il salto di qualità a un ambiente stanco di lottare solo per la salvezza. Anche lo stesso Campilongo ha subito pesanti contestazioni per la cronica difficoltà nel dare un’identità di gioco e motivazioni fluide alla squadra. Ma i veri responsabili di questa ripartenza a rilento restano i calciatori, in particolare alcuni “senatori” come Faella, Favetta e Addae: da loro la piazza si aspetta quella leadership che finora è mancata. Il campo deve tornare a dare ragione al valore che la società continua legittimamente a difendere a parole.
Apprezziamo e condividiamo la visione strategica del presidente Tinto nel voler proteggere l’ambiente e nel ricordare che questo è un “anno zero”. Il merito di aver salvato il calcio ad Aversa mantenendo il titolo in città è enorme, così come sono encomiabili le fondamenta gettate per il settore giovanile e l’annunciato e futuribile ingresso di nuovi imprenditori in società.
Oggi al “Bisceglia” arriva il Manfredonia ed è vietato sbagliare: la vittoria manca da troppo tempo. In panchina ci sarà Francesco Di Nardo, il secondo di Campilongo, in una gestione temporanea mentre la proprietà lavora all’identikit del nuovo mister con il ds Scuotto: un profilo giovane, affamato e capace di entrare nella testa dei giocatori per scrivere qui la sua storia. Un’idea che sosteniamo e che dimostra la lungimiranza della dirigenza.
Accogliamo con totale favore la promessa finale del patron: «Sto qui perché voglio creare un progetto importante. Voglio starci e ci resterò». È esattamente ciò che Aversa vuole sentire. Ma per far sì che questo cammino sia davvero solido e duraturo, invitiamo la proprietà alla massima trasparenza con la sua gente: solo camminando insieme, senza segreti o reazioni nervose davanti alle critiche costruttive, si può costruire una vera famiglia granata.
Oggi contano solo i tre punti. Stringiamoci attorno alla squadra, supportiamo Di Nardo e dimostriamo che Aversa è viva.
Il futuro è adesso. Forza Aversa, sempre!




